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Pinacoteca civica

L'edificio

Il Museo Civico di Como nel 1989 ebbe la possibilità di espandersi anche negli spazi di Palazzo Volpi, situato nella zona sud-occidentale della città murata. L'edificio, sede del tribunale giudiziario sino agli anni settanta, fu acquisito dal Comune e sottoposto negli anni ottanta a un restauro filologico con il quale si tentò di recuperare la struttura originaria della dimora nobiliare dei Volpi. Questa famiglia riuscì a compiere nei primi anni del seicento una rapida ascesa sociale, grazie alla fortunata carriera ecclesiastica presso la curia romana, intrapresa da uno dei propri membri, Ulpiano, nominato prima vescovo di Novara e poi arcivescovo di Chieti. Si deve a lui l'iniziativa della nuova fabbrica in Como, per la quale nel 1621 procurò un progetto di un architetto senese di nascita, ma romano di adozione, Sergio Venturi. La mole imponente dell'edificio, fuori scala rispetto al tessuto edilizio circostante, si rifà, infatti, a moduli proporzionali dell'architettura barocca della città laziale. Il progetto prevedeva un edificio con pianta a "U" e corte interna aperta sul giardino. Il cantiere venne impostato per lotti: si realizzò tra il 1622 e il 1625 l'ala meridionale, nel 1628 fu conclusa quella orientale, ma non venne mai compiuta l'ala settentrionale, a causa della morte improvvisa del committente, che aveva seguito l'edificazione attraverso un fitto rapporto epistolare con il nipote residente in città, Pietro Paolo Raimondi, al quale spettò il compito di mediare tra l'astrazione del progetto e la prassi edilizia locale. La morte di Ulpiano lasciò l'edificio incompleto anche nelle rifiniture. Eccetto le bugne in serizzo delle testate d'angolo e del portale - che imita quello di palazzo Gallio - la facciata e il fronte meridionale si presentano infatti spogli, con le finestre prive di cornici. Nel XIX secolo lo Stato acquisì il palazzo, già passato ai Canarisi in seguito all'estinzione della famiglia Volpi, per installarvi il tribunale, e operò la distruzione del giardino per edificarvi le carceri. L'attuale ala settentrionale è costituita da un vecchio corpo di fabbrica preesistente all'erezione del palazzo.

Le collezioni d'arte

Nel 1989, a restauro ultimato, Palazzo Volpi fu destinato a ospitare alcune sezioni delle collezioni civiche trasferite da Palazzo Giovio, valorizzate da nuovi e importanti contributi scientifici: un nucleo di opere del novecento acquisite dalla municipalità a partire dagli anni sessanta in previsione dell'apertura di una nuova struttura museale e mostre temporanee d'arte. La sezione di scultura altomedievale e romanica ospita materiali provenienti da vari edifici religiosi della città. Dalla vecchia sede del museo, destinata da tempo a specializzarsi nel solo settore archeologico, giunsero i materiali lapidei della soppressa Sala Cristiana (dal VII al XII secolo) e le opere di pittura connesse alle mostre sul trecento e sul seicento, realizzate nel 1989. Attrezzati in seguito i depositi, fu possibile completare il trasferimento di opere scultoree e pittoriche, che coprono dunque anche i periodi che vanno dal XIII al XX secolo, e accogliere nuove donazioni. Il nucleo di opere del Novecento comprende l'importante collezione di disegni dell'architetto futurista Antonio Sant'Elia e le opere degli astrattisti del "Gruppo Como": Carla Badiali, Aldo Galli, Mario Radice, Manlio Rho, e di alcuni loro epigoni. Nel corso degli anni Novanta, significativo è stato l'ingresso di altri fondi relativi a opere del XX secolo. Si tratta delle donazioni Mario Cereghini del 1991, composta da un fondo di disegni e fotografie dell'architetto razionalista lecchese, e Ico Parisi degli anni 1995 e 1998, costituita da un fondo di disegni di architettura e arredamento, fotografie e dipinti dell'artista, siciliano di origine ma comasco di adozione. A essi si aggiunge inoltre un fondo di materiali di grande valore storico-urbanistico proveniente dall'Ufficio Tecnico Comunale, comprendente i pannelli di Marcello Nizzoli realizzati per la Casa del Fascio progettata da Giuseppe Terragni, i pannelli di concorso per il P.R.G. di Como del 1934 e numerosi plastici da progetti di modifica di aree urbane degli anni centrali del secolo. Dalla Biblioteca comunale è stata trasferita la collezione lasciata dal pittore Aldo Galli, composta da opere figurative del novecento lariano. Le collezioni di pittura sono state ulteriormente incrementate da singole donazioni e dal recupero di molte opere disperse in anni passati negli uffici comunali e presso enti pubblici, in concessione di deposito.

Pinacoteca civica
Via Diaz, 84
tel. 031/269869
Orario di apertura
lunedì: chiuso
martedì, giovedì, venerdì e sabato: 9.30 - 12.30, 14.00 - 17.00
mercoledì: 9.30 - 17.00
domenica: 10.00 - 13.00